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I vini bianchi toscani sono il frutto di una terra antica e generosa, conosciuta soprattutto per i grandi rossi da lungo invecchiamento, ma strettamente legata, nelle sue tradizioni, ad una pregiata varietà di vitigni autoctoni a bacca bianca. La Vernaccia di San Gimignano, conosciuta da Dante Alighieri che la cita nella Divina Commedia, e il Moscadello di Montalcino, più antico del noto e blasonato Brunello, sono tra i più illustri rappresentanti di una proposta enologica che comprende anche: Vermentino, Ansonica, Trebbiano e Malvasia, oltre alle varietà internazionali Chardonnay, Sauvignon e Viognier. Freschezza, consistenza, espressività e ricchezza sono le caratteristiche più ricorrenti di una produzione eccellente in forte ascesa, sempre più apprezzata dagli appassionati.
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I vini bianchi toscani possono vantare una lunga e gloriosa tradizione. Già nel Medioevo, grazie all’importanza politica che Firenze e Siena avevano progressivamente acquisito, le produzioni di tutta la regione avevano raggiunto un alto valore commerciale. Tra le tipicità più conosciute e apprezzate c’era la Vernaccia, citata da Cecco Angiolieri e da Dante Alighieri come paradigma di qualità. Nel canto XXIV del Purgatorio, per esempio, papa Martino IV “purga per digiuno / l’anguille di Bolsena e la Vernaccia”.
Alcune testimonianze del ‘500 elogiano un’altra tipicità regionale, quella del Moscadello di Montalcino. Ne parla Pietro Aretino in una lettera inviata ad un amico; lo citano alcuni documenti degli Archivi Vaticani e, un secolo dopo, lo elogia Francesco Redi nella sua opera in versi “Bacco in Toscana”.
A queste due antiche eccellenze, prodotte ancora oggi con grandi risultati, se ne sono aggiunte altre di pari valore, nate da vitigni autoctoni o internazionali. Lungo la costa sono per esempio molto coltivate varietà come il Vermentino e l’Ansonica, in grado di dare il meglio di sé in un contesto ventilato, marittimo e mediterraneo. I risultati, nelle loro migliori espressioni, sono freschi e molto espressivi, dotati di una buona sapidità.
Nella zona del Chianti, da secoli trovano posto vitigni come la Malvasia Bianca Lunga e il Trebbiano, un tempo usati come complementari delle uve rosse, oggi sempre più destinati alla produzione di Vin Santo. Il Trebbiano è però ubiquitario e, nel resto della regione, è utilizzato da solo o in uvaggio per dare vita ed espressioni per lo più semplici e beverine.
I vitigni internazionali di questo tipo hanno raggiunto grande fortuna in particolare nella zona di Pomino, dove Vittorio Albizi impiantò nel XIX secolo nuove varietà. Lo Chardonnay risulta attualmente uno dei più coltivati nella regione, assieme a Viognier e a Sauvignon.
Esistono diverse tipologie di vino bianco toscano, differenti per vitigni utilizzati, territorio e denominazione. Tra i numerosi vini toscani le denominazioni di questo tipo più importanti sono:
Accanto a queste espressioni ne esistono molte altre, più di nicchia e meno conosciute, come per esempio Ansonica della Costa Argentario e Ansonica dell’Elba. A parte queste tipologie molto specifiche e strettamente territoriali, è bene tenere presente però come la maggior parte delle etichette oggi in commercio ricadano sotto la denominazione più generica di Toscana IGT, più nota e familiare al consumatore.
Quasi tutte le interpretazioni di vitigni internazionali, come Chardonnay, Sauvignon e Viognier ricadono infatti nella più generica IGT. Questo non significa che la produzione sia di minor qualità, ma semplicemente che non è legata, per diversi motivi, ad alcuna denominazione tradizionale territoriale.
Una tendenza oggi in ascesa è quella di produrre grandi interpretazioni di Chardonnay in stile borgognone, cioè con uso di barrique, come già aveva fatto a fine ‘800 Vittorio Albizi a Pomino e poi, dopo di lui, i Marchesi de’ Frescobaldi. Espressioni del genere possono competere, per eleganza, ricchezza, consistenza e potenzialità di invecchiamento, con i più celebri e blasonati rossi.
Un’altra tendenza, seppure minoritaria, è quella di recuperare la pratica contadina della macerazione sulle bucce. In questo modo si ottengono orange wine dal profilo rustico e intenso, di grande carattere e personalità.
Più spesso i produttori della regione preferiscono produrre vini di Toscana bianchi che si lasciano apprezzare per immediatezza, freschezza e facilità di beva, in modo da offrire un volto opposto e ben differenziato alle produzioni in rosso.
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