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Agricoltori, Artigiani e Artisti: questa è la definizione dei produttori di vini Triple A coniata da Luca Gargano, presidente della società di distribuzione Velier, come reazione personale e militante contro il fenomeno della standardizzazione del gusto, voluta, secondo il suo punto di vista, dalle grandi società e industrie enologiche. A partire dal 2001 è stato messo a punto un catalogo commerciale di eccellenza , selezionando le produzioni capaci di esprimere perfettamente le peculiarità del vitigno, l’incidenza del territorio di produzione e la personalità del produttore. Oggi le etichette del catalogo, accomunate da un manifesto programmatico provvisto di un protocollo, sono sempre più numerose, pur conservando sempre la forza dirompente e anticonvenzionale delle origini. Queste espressioni enologiche, per usare le parole di Luca Gargano, fanno “schioccare la lingua e brillare la pupilla” e racchiudono “milioni di sentimenti e gesti avvenuti nel vigneto”.
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Secondo la definizione di Luca Gargano di Velier, i vini AAA nascono da produttori che incarnano le tre figure di Agricoltore, Artigiano e Artista. Solo da questa triplice figurazione nascono espressioni enologiche di eccellenza, che sappiano conservare la tipicità del territorio e possano evolvere nel tempo. Questa definizione, accompagnata dall’elaborazione di un manifesto-decalogo nel 2001, nacque da un movimento di reazione personale, portato avanti ancora oggi, contro quel processo di omologazione produttiva e organolettica interpretato come standardizzazione voluta dalle grandi industrie.
A tutto questo le etichette Triple A oppongono un’offerta iconica e autorevole di vini artigianali, che rappresentano nel migliore dei modi la resistenza dell’autentico mondo agricolo alle grandi società di produzione. All’inizio di questa avventura, i produttori entrati nel catalogo di Velier erano presentati come gli ultimi superstiti di un mondo antico e affascinante; mentre oggi, dopo quasi vent’anni di attività commerciale attiva, i vignaioli che hanno recuperato i metodi agricoli dei loro padri sono diventati sempre di più, acquisendo autorevolezza e diventando punti di riferimento ineludibili per wine lovers di tutto il mondo. Tra questi hanno acquisito una risonanza internazionali produttori italiani storici come cantina Pepe Emidio e il Paradiso di Manfredi o più giovani come Movia e Arianna Occhipinti, mentre altri produttori internazionali, come Chateau Musar e Nicolas Joly, appartengono da sempre all’olimpo dei produttori artigianali conosciuti nel mondo.
Il vino Triple A è un marchio che ha acquisito autorevolezza, prestigio ed efficacia commerciale. Dovendolo spiegare ai neofiti, si potrebbe dire che il contesto da cui nasce vada oltre le categorie del biologico e del biodinamico, afferendo in maniera integrale al mondo agricolo e rurale di una volta. Ma quali sono i requisiti per entrare a fare parte del prestigioso catalogo? A partire dal 2001 il protocollo riprende l’intuizione originaria delle tre A:
Queste definizioni comprendono, al loro interno, altri requisiti, legati indissolubilmente ad un approccio artigianale sia in vigna che in cantina. I produttori del vino Triple A devono, per esempio, rispettare i cicli naturali della vite senza forzature, evitare l’aggiunta di additivi chimici, avvalersi di soli lieviti indigeni per le fermentazioni e rifiutare qualsiasi intervento correttivo per modificare il carattere organolettico della produzione.
Rispettando questi requisiti, ogni produzione può potenzialmente entrare a fare parte di questa selezione che, oggi, comprende prodotti molto differenti tra loro e provenienti da tutto il mondo: siano essi ottenuti da vitigni rari e autoctoni oppure da varietà internazionali, come Sauvignon, Chardonnay, Merlot e tanti altri. Si tratta senza dubbio di tipicità territoriali che racchiudono un fascino ancestrale, sempre più apprezzate da degustatori esperti e curiosi, in cerca di sapori unici e, per questo motivo, anche controversi. Per via del loro carattere rurale e integralista, molte volte infatti possono spiazzare i neofiti e i degustatori meno esperti.
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